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  • Immagine del redattoreMaurizio Baratello

LA RIFORMA FISCALE

L’unico mio rammarico è aver scritto e divulgato, in tempi non sospetti, l’annunciata riforma fiscale che Maurizio Leo di accinge a presentare.

Avevo sollevato l’aspetto non indifferente dei bonus e detrazioni fiscali in vigore che attualmente ammontano a 592 (tax expenditure) per una spesa annuale complessiva a carico dello Stato di circa 165 miliardi.

E’ evidente che mettere mano ad un simile labirinto significa trovare la stabile liquidità annuale per fronteggiare una riforma fiscale ragionata.

Leo propone tre aliquote scaglionate 23, 27 e 43 o quella a minor costo del 23, 33 e 43 per un costo di 6 miliardi.

Personalmente interverrei con una no tax area di 10.000,00 euro (in Francia 14.000,00 euro, in Germania 12.000,00 ecc.) per poi addentrarmi nella progressività a tutela delle fasce di reddito più deboli prevista dalla costituzione. Le aliquote potrebbero essere 5 del 15, 23, 27, 35 e 43. Il tutto trova una ragionevole costo in ragione alle fasce di reddito che si vogliono collocare e che proporrei:


da 10.001 a 25.000 al 15%

da 25.001 a 35.000 al 23%

da 35.001 a 70.000 al 27%

da 70.001 a 150.000 al 35%

da 150.001 in poi 43%


Resta inteso che una simile riorganizzazione fiscali comporti l’intervento sui bonus, sulle detrazioni fiscali riducendo lasciando un plafond massimo di sconto al contribuente in base al reddito. E ciò per garantire un intervento strutturale evitando ancora risoluzione “spot” che non rilanciano i consumi.

Le detrazioni dovranno aiutare maggiormente i redditi medio-bassi. Principio, del resto, già introdotto nell'ordinamento che ha fissato un taglio delle detrazioni del 19 per cento a partire da 120 mila euro fino ad azzerarle a 240 mila euro di reddito.

Resta da vedere se alcune detrazioni normalmente considerate "intoccabili", come quella sui mutui o sulle spese sanitarie, entreranno in questo meccanismo o ne saranno escluse.

Si tratta degli sconti fiscali che riducono la base imponibile. Un catalogo sconfinato, che va dalle detrazioni sui mutui, a quelle sulla salute, passando per le spese funerarie, per le polizze assicurative fino ai costi sostenuti per il mantenimento di cani e gatti.


La delega, poi, oltre al taglio da quattro a tre delle aliquote, introdurrà anche la "flat tax incrementale". Sui redditi aggiuntivi dichiarati rispetto all'anno precedente, sarà applicata un'aliquota più bassa (probabilmente il 15 per cento). Profonda sarà poi la revisione della tassazione delle imprese e dei meccanismi dell'accertamento tributario.

Il fatto di incrementare le aliquote progressive è per eliminare la “flat tax incrementale” per ché la ritengo un “non senso fiscale”. Facciamo un esempio per chiarire la locuzione che ho usato:

· Reddito 2023 = 80.000 euro

· Reddito 2022 = 75.000 euro

· Reddito 2021 = 76.000 euro

· Reddito 2020 = 65.000 euro

· Differenza tra reddito 2023 e reddito 2021 (80.000 – 76.000) = 4.000 euro;

· Sul Reddito 2021 (euro 76.000,00) applicherò il 5% a titolo di franchigia = risultato euro 3.800.

Calcolo base imponibile assoggettabile a flat tax:

4.000 è la differenza tra il reddito 2023 e quello maturato nel 2021 (80.000-76.000)

3.800 è il 5% (franchigia) calcolata sul Reddito conseguito nel 2021 (76.000x5%=3.800)

4.000-3.800=200 che rappresenta la base imponibile su cui applicare l’aliquota del 15%. Per il resto del reddito di euro 79,800 (80.000-200) si continuerà ad applicare l’aliquota ordinaria.


Ma proponiamo un secondo esempio:

· Reddito 2023 = 200.000 euro

· Reddito 2022 = 70.000 euro

· Reddito 2021 = 35.000 euro

· Reddito 2020 = 60.000 euro

· Differenza tra reddito 2023 e reddito 2022 (200.000 – 70.000) = 130.000 euro;

· Sul Reddito 2022 (euro 70.000,00) applicherò il 5% a titolo di franchigia = risultato euro 3.500.




Calcolo base imponibile assoggettabile a flat tax:

130.000 è la differenza tra il reddito 2023 e quello maturato nel 2022 (200.000-70.000)

3.500 è il 5% (franchigia) calcolata sul Reddito conseguito nel 2022 (70.000x5%=3.500)

130.000-3.500=126.500 che non rappresenta la base imponibile su cui applicare l’aliquota del 15% in quanto la norma prevede un tetto massimo per l’abbattimento di 40.000 euro. Dal ché il 15% su 40.000 è = ad euro 6.000,00 Per il resto del reddito di euro 160.000 (200.000-40.000) si continuerà ad applicare l’aliquota ordinaria.

Risparmio per la persona fisica con il reddito da 200.000 è il euro 15.500.

Domanda: a chi giova tutta questa alchimia?!? Solo ad una tipologia di persone.

Detto ciò, è indispensabile riformare il fisco ma sempre con equità e non in modo “clientelare” perché devono essere tutelati tutti i cittadini e non una parte.


Sull’impresa. Sarà introdotto un sistema “premiale per le aziende. L'Ires, oggi al 24 per cento, sarà legata alle assunzioni e agli investimenti. Più l'azienda assume e più l'azienda investe, più basso sarà il prelievo sul reddito d'impresa.


Sull'accertamento. Anche l’accertamento sarà oggetto di revisione e/o cambiamento. Per le imprese di dimensioni minori, come per esempio gli esercizi commerciali, arriverà il «concordato biennale». Il Fisco, in base ai dati in suo possesso, indicherà direttamente al contribuente il reddito di impresa calcolato e la relativa imposta. Se il contribuente accetterà il calcolo reddituale e con esso l’imposizione derivante, proposto dall'Agenzia delle Entrate, per due anni non subirà nessun accertamento. Se dovesse fatturare di più, l'extra sarà praticamente esentasse. Per le imprese di dimensioni maggiori, invece, sarà allargata la cosiddetta «cooperative compliance», una sorta di negoziazione diretta con il Fisco (possono accedere quelle con più di un miliardo di fatturato). E’ una norma che risale al 2015, che sarà aggiornata anche abbassando le soglie e facendo svolgere al professionista un ruolo di collegamento tra impresa e Agenzia delle Entrate, nel momento in cui si fa il cosiddetto tax control framework, la certificazione del cosiddetto rischio fiscale. Allo studio ci sarebbe insomma, una sorta di "visto", validato dai revisori o dai professionisti che certificano la correttezza di quanto dichiara l'azienda.


Un capitolo a parte riguarderà le rendite finanziarie, la cui tassazione oggi è una giungla, si va dal 26% sugli interessi e sui redditi da capitale, al 12,5% dei titoli di Stato al 21% dei canoni di locazione. Anche qui un riordino sarà messo all'ordine del giorno nella delega fiscale.


Infine, il governo è intenzionato a varare la Mia, Misura per l’inclusione Attiva assimilabile al vecchio Reddito di inclusione. E ciò, in sostituzione del Reddito di cittadinanza.

Sono ipotizzate delle fasce:

fino a 7.200 euro è una misura riservata al nucleo familiare con Isee

fino a 9.360 riproduce il reddito di cittadinanza

In altre parole, addio al reddito di cittadinanza, arriva Mia, la "Misura per l'inclusione attiva" che dal primo settembre sostituirà gradualmente la prestazione di sostegno calata a terra nel 2019. Non tutti gli attuali percettori del reddito di cittadinanza però ne potranno usufruire: la misura sarà riservata ai nuclei con Isee non oltre 7.200 euro, mentre per il sussidio dei reddito di cittadinanza l'asticella è fissata a 9.360 euro.

Per i nuclei non in condizione di lavorare l'assegno partirà da 500 euro (questa la quota riservata ai single) e avrà una durata iniziale di 18 mesi (passati i quali per chiedere di nuovo la prestazione bisognerà aspettare un mese). Ne beneficeranno anche gli occupabili, ai quali la legge di Bilancio ha concesso solo sette mesi di reddito di cittadinanza nel 2023, ma rispetto al sussidio pregresso, "Mia" avrà importi ridotti (solo 375 euro al mese) e una durata iniziale di appena 12 mesi. Questa è la soluzione studiata dal ministero del Lavoro per spegnere i motori al reddito di cittadinanza e incentivare i percettori attivabili, circa 400mila attualmente, a trovare un'occupazione. La riforma, sintetizzata in un decreto del Lavoro che conta 12 articoli, dovrebbe arrivare in Cdm.

Il sussidio attuale potrà essere chiesto fino al 31 agosto e comunque continuerà a essere erogato solo fino a dicembre. Mia, si legge nella bozza di decreto del Lavoro, è una misura di sostegno economico e di inclusione sociale e professionale, condizionata alla prova dei mezzi e all'adesione a un percorso personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, finalizzata all'affrancamento dalla condizione di povertà e all'effettivo inserimento nella società e nel mondo del lavoro». Per i nuclei familiari al cui interno vi sia almeno un componente con disabilità o minorenne o con almeno sessant'anni di età, il beneficio corrisponderà a un'integrazione del reddito fino alla soglia di 6mila euro annui moltiplicata per la scala di equivalenza del nucleo. A questo proposito: i componenti minorenni o maggiorenni che usufruiscono dell'assegno unico e universale non saranno conteggiati nella scala di equivalenza (a ciascuno di essi verrà riconosciuto un importo mensile della "Mia" in misura fissa pari a 50 euro). Ai non occupabili l'assegno sarà erogato mensilmente per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi e potrà essere rinnovato, dopo un mese di stop, per periodi ulteriori di dodici mesi.

Per quanto riguarda invece gli attivabili, il beneficio sarà riconosciuto nella misura ridotta del 25% (4.800 euro annui) e per un periodo non superiore a dodici mesi, decorsi i quali potrà essere rinnovato per un periodo ulteriore di sei mesi. Chiaramente i percettori in condizione di lavorare che non seguiranno i corsi di formazione previsti o rifiuteranno il lavoro perderanno il diritto all'assegno.

Già con la legge di Bilancio il governo ha azzerato le offerte che possono essere respinte senza dover dire addio al reddito di cittadinanza. Anche i minorenni con almeno 16 anni saranno tenuti all'obbligo di partecipazione attiva, formazione e lavoro nel nuovo sussidio contro la povertà se non impegnati in un percorso di studi. Nella bozza di decreto si specifica anche che l'aiuto economico sarà erogato attraverso uno strumento di pagamento elettronico ricaricabile: la "Carta Mia". Non solo. Per accelerare gli inserimenti nel mondo del lavoro e favorire il rafforzamento delle competenze dei beneficiari, verrà utilizzato uno speciale sistema informativo, con una piattaforma digitale per la presa in carico e la ricerca attiva dedicata ai beneficiari della "Misura per l'inclusione attiva".

I beneficiari, attraverso la registrazione sulla piattaforma, accederanno a informazioni e proposte sulle offerte di lavoro, corsi di formazione, tirocini di orientamento e formazione, progetti utili alla collettività e altri strumenti di politica attiva del lavoro adeguati alle loro caratteristiche e competenze. Capitolo controlli: il personale degli uffici ispettivi del ministero del Lavoro avrà accesso a tutte le informazioni e le banche dati, sia in forma analitica che aggregata, trattate dall'Inps, e in particolare ai database con informazioni collegate ai requisiti e alle condizioni per accedere e conservare il beneficio. Non solo. Al fine di rafforzare l'attività di contrasto al lavoro irregolare nei confronti dei beneficiari della "Mia", il ministero del Lavoro elaborerà un piano triennale di contrasto all'irregolare percezione della prestazione. I furbetti saranno puniti con un periodo di reclusione tra due e sei anni.




Venezia, lì 11 marzo 2023

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