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  • Immagine del redattoreMaurizio Baratello

IL COSTO DEL DENARO E LA FOLLIA DEI FALCHI TEDESCHI

In queste ore tutti cercando di analizzare l’attuale situazione dei mercati finanziari che, all’indomani del crollo di SVB, ha vissuto i fotogrammi di un marcato contrasto con il mercato americano laddove i mercati europei hanno sofferto di più e in modo più altalenante le perdite e le possibili collegate ripercussioni per i risparmiatori.


Il mercato italiano ha chiuso le contrattazioni borsistiche di lunedì a -4,03% mentre quello europeo ha presentato in chiusura il Cac 40 di Parigi a -2,90%, il Dax di Francoforte a -3,04%, il RTSI (IRTS) di Mosca a +1,19%, il Nasdaq a -1,20%, il Dow Jones a -0,28%.


Perché la preoccupazione in Italia e in ambito Ue è stata notevolmente superiore a quella dove l’epicentro è maturato e concretamente esploso?


Perché l’andamento è stato così fortemente negativo per il mercato del vecchio continente?


Tutto nasce dalle indicazioni positive dai future perché, come noto, sono contratti negoziabili che si riferiscono all'acquisto (posizione lunga) o alla vendita (posizione corta) di un'attività sottostante. La consegna avverrà in futuro ad una data e prezzo concordati. Acquirenti e venditori hanno aspettative opposte di come il valore del sottostante si muoverà. Un acquirente realizzerà un utile lordo quando il valore del sottostante alla chiusura aumenterà e realizzerà una perdita lorda quando il valore del sottostante diminuirà. Inoltre, se assumi una posizione lunga quando scambi contratti futures, pensi che il prezzo sottostante aumenterà. Come molti altri derivati, i futures hanno una dimensione del contratto in cui ogni future ha un numero fisso del prodotto sottostante come valore sottostante. E l’economia americana è piena di queste idee imperfette e rischiose e non a caso la Silicon Valley Bank nasce in California e, guarda caso, la Signature Bank è a New York. E come si può notare le contraddizioni esplodono in un mercato governato da incertezza e casualità. Poi ci stanno anche le capacità, lo sviluppo, le intelligenze ma in un contesto imperfetto.

E mentre il mondo è in attesa degli analisti, anche i rendimenti dei titoli di Stato scendono e lo spread alza la testa e chiude a 192 punti base dai 183 di partenza. Insomma, il lunedì nero brucia in Europa 291 miliardi di capitalizzazione. La Borsa di Milano è peggiore delle altre a causa del peso molto alto dei titoli finanziari. Quindi, così come sino a giovedì la Borsa di Milano aveva l'indice migliore d'Europa, in questi ultimi giorni Piazza Affari è il peggiore. Il peso di banche e assicurazioni e asset management è più elevato che in Germania e in Francia. E se va sotto pressione questo settore Piazza Affari ne risente di più.

Non sono state sufficienti le rassicurazioni arrivate dalla Fed e dal Presidente Usa Joe Biden perché comunque la bufera sulle banche c’è stata con Milano Bper e Unicredit che hanno perso il 9% e con una fuga dei risparmiatori verso i titoli di Stato.


Il collasso di Silicon Valley Bank e di Signature Bank e la tensione su altri istituti di credito regionali americani sono finite nel mirino della speculazione e delle vendite che ha portato alla caduta delle borse europee.

In calo i rendimenti dei Treasury e anche i titoli di Stato dell'Eurozona, mentre il dollaro è in netta discesa alla luce delle aspettative più accomodanti sulla Fed. Con le attuali turbolenze sui mercati finanziari a seguito del crollo della banca californiana Silicon Valley Bank sono aumentate le aspettative che la Federal Reserve diventi meno aggressiva nella propria politica monetaria. Alla luce delle potenziali tensioni sul sistema bancario, il mercato sta ora prezzando una maggiore probabilità di un rialzo di soli 25 punti base alla prossima riunione del 22 marzo, passando da una quasi "certezza" di 50 punti base prima del crollo della SVB. Anche le aspettative del mercato per il picco del tasso dei Fed Funds sono diminuite sensibilmente rispetto a una settimana fa.

Senza dubbio in questi giorni in molti hanno guardato con preoccupazione alle notizie e ai grafici di Piazza Affari, che hanno segnalato un pesante ribasso mentre Wall Street riusciva tutto sommato a tenere meglio, nonostante sia l'epicentro del problema.

Un impatto per i risparmiatori, dunque, potrebbe derivare dalle perdite sul proprio portafoglio azionario. Gli investitori italiani devono controllare i propri portafogli e assicurarsi che non vi siano all’interno titoli di banche regionali americane. Se hanno banche europee e italiane non c’è da preoccuparsi, i casi Popolare di Lodi, di Vicenza o di Bari sono ormai alle spalle.

Il mio parere le banche europee non soffrono lo stesso stress. Nella Ue, in particolare nell'Unione bancaria (che è la più avanza cooperazione rafforzata), la situazione appare assai più tranquilla, innanzitutto per la maggiore severità e prudenza delle Autorità di Vigilanza che anche molto di recente hanno sottolineato il consistente rafforzamento medio della solidità delle banche. La Ue, la BCE e, in essa, l'autorevole Banca d'Italia, hanno fatto e fanno bene a stimolare il mondo bancario europeo a ogni lungimiranza e prudenza, perché occorre sempre prevenire i rischi e difendersi da essi anche con la generale consapevolezza delle banche, degli Organi di Vigilanza e delle Istituzioni europee e nazionali.

Come più analisti sottolineano, a fare la differenza è l'applicazione delle regole di Basilea 3 su liquidità, concentrazione dei rischi e patrimonio. Molto rigida è la disciplina europea al contrario di quella americana che con Trump ha esentato una buona fetta delle banche regionali. Inoltre in Europa le banche con più di 10 miliardi di totale attivo sono sottoposte alle regole di Basilea 3 su liquidità, concentrazione dei rischi e patrimonio. Per intenderci non possono fare ciò che ha fatto Svb, cioé raccogliere quasi 200 miliardi di depositi a breve e investirli a lunga scadenza per guadagnarci di più. Invece negli Usa, nel maggio 2018, Trump alzò da 50 a 250 miliardi di attivo il tetto per le banche considerate troppo grandi per fallire, tornando indietro rispetto al Dodd Frank Act emanato dopo la grande crisi finanziaria del 2008. In questo modo la stragrande maggioranza delle banche Usa ha potuto operare senza grandi controlli da parte della Fed e il fallimento di Svb è il risultato di questa politica di eccessiva deregulation. Per intenderci, dunque, in Europa sarebbe difficile fare quel che ha fatto Svb, cioè raccogliere quasi 200 miliardi di depositi a breve e investirli a lunga scadenza per guadagnarci di più.

Altra differenza che molti sottolineano, è il modello. Svb era una banca iper-concentrata come clientela (le società innovative della Silicon Valley) e anche come tipologia degli investimenti (i titoli di Stato svalutati dalle strette della Fed). Con il rincaro del costo del denaro, e la stretta ai capitali, le startup sono andate a ritirare i loro depositi. Il ragionamento degli analisti è che non ci siano banche con un simile modello in Italia e in Europa e che di conseguenza una corsa ai depositi non sarebbe giustificata. La tutela ai depositanti è data, in Italia, dal Fitd - il Fondo interbancario di tutela dei depositi che garantisce i depositi bancari in caso di liquidazione coatta amministrativa di una banca aderente - fino a 100.000 euro per ogni risparmiatore.

Oggi i listini sono in pieno contrasto. Lo strascico di lunedì si fa sentire anche per il fatto che la Fed ha già annunciato il prossimo aumento dei tassi d’interesse e al paro della Bce. Sarà un aumento più attenuato ma sempre aumento, non sarà di 50 punti base ma di 25, ma sempre aumento. E questo serpeggiare tra voci di sottobanco e rumors di strada con un vento che echeggia il ritornello dell’aumento del costo del denaro, ha comportato la criticità odierna con un nuovo

tormentone bancario che si è abbattuto sui listini. E dopo il lunedì nero, si profila anche il mercoledì nero a causa dell’onda lunga del fallimento della Silicon Valley Bank e di Signature negli Usa. Dopo la stasi di ieri, il mercato di oggi è partito cauto ma guardingo per trasformarsi in vendite sul comparto bancario, penalizzando, ancora una volta, Piazza Affari rispetto alle altre borse. Il caso Svb si è aggiunto a quello di Credit Suisse. La situazione si è fatta via via sempre più critica dopo l’annuncio del Presidente che non avrebbe sostenuto la banca svizzera nell’aumento di capitale in quanto, essendo una banca fortemente strutturata, con un piano di rilancio altrettanto importante, non avrebbe avuto bisogno di iniezioni di ulteriore capitale. L’aspetto più importante e determinante è rappresentato dalle banche centrali: è attesa per domani la conferma di un ulteriore rialzo di 50 punti base dei tassi d’interesse. E, ciò nonostante la tensione finanziaria ben presente a livello comunitario. Nel frattempo rimbalza dagli Usa la messa a punto di regole per le banche di medie dimensioni con restrizioni pari a quelle applicate alle grandi aziende di Wall Street. Si tratta di stabilire requisiti patrimoniali e di liquidità più oculati e stringenti ed un rinforzamento di stress test che potrebbero riguardare le banche con attività tra 1 100 e i 250 miliardi di dollari, attualmente non assoggettate a restrizioni. E mentre scrivo Wall Street, che apre la seduta in negativo, riverbera ulteriori tensioni nel mercato europeo con Miano che segna-3,94%, Francoforte -2,92%, Parigi - 3-45% con gli investitori fortemente preoccupati per la tenuta del settore bancario con il Credit Suisse che cede il 23,62%, UniCredit il 7,25%, Bpm il 6,27%, IntesaSanPaolo il 6,62%, Bper il 6,59%, FinecoBanK il 7,34% e Mediobanca il 5,35%. Da sottolineare la situazione della Societé Generale che perde l’11,82%, Commerzbank l’8,52% e Deutsche Bank l’8,29. A fronte di questa situazione generale parlare di incrementare il 50 punti base il costo del denaro è pura follia. Un blocco all’idea guida di qualche falco tedesco non sarebbe poi così male, anzi porterebbe respiro. Tanto che lo spread BTP-Bund è a 195 punti base, in leggero aumento.



Venezia, lì 15 marzo 2023

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